Fe’ máia ansema. (Maglia in comune) 2026
Iniziativa realizzata all'interno di "Fobello la tradizione dell'innovazione",progetto locale di rigenerazione culturale e sociale per la valorizzazione del borgo natale di Vincenzo Lancia
Intervento 1 "RESIDENZE D'ARTISTA RES(T)ART".
Con il sostegno di PNRR - M1C3 - 1.2.1
Attrattività dei borghi storici - Finanziato dall'Unione europea
NextGenerationEU e dal Ministero della Cultura.
Un progetto del Comune di Fobello. In collaborazione con Ideazione Srl e Associazione CRAFT, Con il sostegno di PNRR - M1C3 - 1.2.1 Attrattività dei borghi storici - Finanziato dall'Unione europea, NextGenerationEU e dal Ministero della Cultura. Un progetto del Comune di Fobello
E se la storia non si facesse, ma si tessesse?
«Forse il mondo stesso è un gigantesco telaio, e la storia il tessuto che ne deriva. (...) Se il mondo è un telaio gigante, allora il telaio del tessitore è un mondo in miniatura, un’intensificazione microcosmica dei processi planetari ridimensionati a porzioni umane.»
Tim Ingold, “History in Wool “(2023)
Nella memoria delle mani e del gesto, la maglia collettiva diventa un gioco di forme e colori tinti con piante e fiori di montagna. L’azione è aperta a persone di qualsiasi età e genere, senza particolari abilità manuali.
Fè máia ansema nasce dal desiderio di riscoprire e condividere i saperi legati al fare con le mani: pratiche quotidiane che per generazioni hanno accompagnato la vita domestica e che oggi rischiano di scomparire. Lavorare con le mani significa dedicare tempo all’attenzione, alla cura e alla relazione.
Molti di noi conservano il ricordo di una nonna, di una madre, di una vicina che lavorava a maglia, cuciva o realizzava coperte o rammendava. Erano gesti spesso compiuti in solitudine. Qui, invece, diventano un’esperienza collettiva.
Un sapere domestico e quotidiano si apre all’incontro, trasformandosi in uno spazio condiviso di ascolto, scambio e partecipazione.
La maglia collettiva diventa così una scultura, che sarà esposta come testimonianza di un percorso d’ incontro e collaborazione con le abitanti di Fobello, della Val Mastallone e dei territori vicini. Realizzata in lana tinta con piante e fiori di montagna, l’opera prende forma attraverso il contributo di molte persone.
Al centro del progetto vi è un telaio umano circolare composto dai partecipanti. Disposti in cerchio, senza gerarchie, essi danno origine a una tessitura condivisa in cui ogni gesto contribuisce alla costruzione di una trama comune. Se, come scrive Tim Ingold, il telaio del tessitore è un mondo in miniatura, il telaio umano che prende forma in Fè máia ansema diventa uno spazio in cui le relazioni si intrecciano visibilmente. Ogni partecipante è al tempo stesso filo, tessitore e parte della trama. La scultura che emerge da questo processo non è soltanto un oggetto, ma la traccia materiale di un tempo vissuto insieme.
Il cerchio diventa così uno spazio di ascolto, memoria e trasmissione. Un luogo in cui il sapere passa di mano in mano e il fare individuale si trasforma in esperienza collettiva.
Il cerchio richiama i cicli che attraversano la vita: le stagioni, la crescita delle piante, i ritmi del corpo, il susseguirsi delle generazioni. È una forma che suggerisce continuità, trasformazione e interdipendenza. Come la natura è scandita da cicli di rinnovamento, così anche i gesti tramandati nel tempo custodiscono la possibilità di rigenerare legami, conoscenze e comunità.
Perché fare la maglia insieme? Che cosa significa usare le mani? Quali ricordi custodiamo dei gesti tramandati da chi ci ha preceduto? Quale storia stiamo tessendo insieme?
In questa tessitura, i fili intrecciano non solo la lana, ma anche le relazioni tra le persone. Ogni gesto contribuisce alla costruzione di una memoria comune, trasformando il fare in un’esperienza di presenza, cura e condivisione.
















