Catalogo di Proposte XXII edizione - Leap into the void
Accademia Albertina delle Belle Arti a cura di atitolo, 04 ottobre/10 Novembre 2007

ENG
We are received by a 60'ies environment looking like a waiting room; two armchairs, a small table and several copies of an art edition magazine and two posters hanging from the wall. This is the position that Paola Anzichè created to lead the visitor in an other space: the Palazzo del Lavoro by Luigi Nervi.
An architecture - realized in 1961 to celebrate labour on the occasion of the centennial Unity of Italy - lies down today mostly deserted. The artist has decided to "inhabit" it by turning it into the issue of a reflection developed together with the contribution of artists, architects, historians, and friends. What can be a representative idea of labour today? How can architecture interpret a society in fast transformation and a concept of ephemeral, precarious, occasional work?
Composing, page after page, the visions and the imaginaries that everyone from such questions has interpreted, the artist entrusted her answer to Compositions of people and gestures through which - to use a Jean Baudrillard’s expression – she has produced an active manipulation of signs. Partly hidden behind wide sheets of paper, the gathered bodies, in a tight core or placed side by side, originate ephemeral and precarious architectures, based on the idea of a choreography that the artist adopts by questioning the physical and conceptual relation between behavior, room and objects.
By the simple gesture of the arms, she mimes the pillar structure radiating from Palazzo Nervi, in a reformulated sign which stands for a whole reinvention of the site.
Francesca Comisso

ITA
Nello spazio in disuso della guardiola che si affaccia sul secondo atrio dell'Accademia, ci accoglie un ambiente anni settanta simile a una sala d'attesa: due poltrone, un tavolino con numerose copie di una rivista e due fotografie alle pareti. E' la postazione che Paola Anzichè ha creato per condurre i visitatori in un altro luogo: Il Palazzo del Lavoro di Luigi Nervi.
Un'architettura nata nel 1961 per celebrare il lavoro in occasione del centenario dell'Unità d' Italia, e ora per gran parte abbandonata, che l'artista ha deciso di “abitare" facendone il tema di una riflessione, producendo una rivista in distribuzione all'interno dello spazio creato.
Il tema è stato sviluppato anche con il contributo di architetti, storici, amici. Quale può essere oggi un'idea rappresentativa del lavoro?
Come può l'architettura interpretare un'architettura interpretare una società in rapida trasformazione e un concetto di lavoro effimero, precario, occasionale? Nel comporre, pagina dopo pagina, le visioni e gli immagini con cui ciascuno ha interpretato queste domande, l'artista ha affidato la sua risposta a Composizioni di persone e gesti con le quali ha dato vita, per usare un'espressione del filosofo Jean Baudrillard, a una manipolazione attiva dei segni.
Parzialmente celati dietro ampi fogli di carta, corpi raccolti in un nucleo compatto o affiancati creano architetture effimere e precarie, secondo un'idea di coreografia con la quale l'artista interroga la relazione fisica e concettuale tra comportamenti, luoghi e oggetti. Con un semplice gesto delle braccia mima i pilastri coronati a raggiera del Palazzo di Nervi, un segno riformulato che equivale a un primo atto per reinventare un luogo.