Le Tapis accroché
2008
Le Tapis accroché, Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets, Paris

C-prints, 20 x 15 cm cad.

ENG
The hanging carpet is a tool - even better an interaction device offered to a spectator interested in collaborating. Each and every person, depending on their own experience, is differently skilled and coordinated with his or her own body. By asking different persons to stand behind the hanging carpet and to improvise a few simple movements in relation to the carpet's material, I can observe and record the resulting interaction. The outcome is a photographic portrait framed from the spectator's point of view. Postures and volume of movements are recorded through the freezing possibility as conveyed by photographic shots. At the same time, the sort of plastical postures resulting from the interaction with the carpet reminds us of the role of stage courtain, that specific diaphragm which plays an essential role in the dynamics resulting from appearance and concealement. As it is acknowledged, when sitting or standing for a photo to be taken, the posture is always just a momentary balance, in such a case the resulting work is so much based on instability and precariousness, the relation which binds carpet and body turns the physical presence in a kind of sustaining structure, similar to a column supporting a temporary architecture, mobile, and flexible.
ITA
l tappeto appeso è uno strumento - ancor meglio un dispositivo di interazione per uno spettatore interessato ad una collaborazione. Ogni persona, a seconda della propria esperienza, ha una diversa dimestichezza e coordinazione con il proprio corpo. Chiedendo a persone differenti di posare dietro il tappeto appeso e di improvvisare alcuni semplici movimenti in relazione con il materia le con cui è composto il tappeto, posso osservare e registrare il tipo di interazione risultante.
Il risultato è ritratto fotograficamente dal punto di vista dello spettatore. Ecco così che le pose e il volume dei loro movimenti sono registrati, attraverso la possibilità di fissare alcune immagini in fotografia. Il tipo di posa plastica risultante dall’interazione col tappeto rimanda anche all’idea del sipario, quel particolare diaframma che gioca un ruolo essenziale nella dinamica fra l’apparire e il nascondersi, quindi tra apparenza e presenza.
Come risaputo, quando ci si mette in posa per una foto si sta fermi, in questo caso però il lavoro risultante è incentrato attorno all’instabilità e alla temporaneità, il rapporto che lega tappeto a un corpo, fa si che la presenza corporea sia vista e intesa anche come struttura reggente, quasi come colonna che sorregge un’architettura momentanea, mobile, flessibile. Il tappeto in quanto porzione delimitata di spazio diventa metafora concreta dell’idea di estensione territoriale e di transizione; lo si veste, lo si usa come protezione e come costruzione leggera e temporanea.